Tiere Motus racconta il terremoto
e cosa successe dopo
Non solo la distruzione. Le decisioni, i conflitti, le soluzioni che nessun manuale prevedeva. Il racconto parte dalla cronaca dell'emergenza e si apre ai temi che hanno definito la ricostruzione: le leggi speciali, le scelte urbanistiche discusse paese per paese nelle assemblee delle tendopoli, un'economia da rimettere in piedi, il tessuto sociale da non perdere.
Nella sala multimediale un plastico orografico del Friuli mostra il propagarsi delle scosse, giorno per giorno. La parete della memoria riporta i nomi di quasi mille vittime. Il simulatore sismico fa "sentire" l'Orcolat. Nella postazione "Il mio 76" i visitatori lasciano la propria testimonianza, che diventa parte del museo.
A documentare la distruzione e la rinascita, le fotografie di Gabriele Basilico, Elio Ciol, Mauro Galligani, Giorgio Lotti.
"Storia di un terremoto e della sua gente" è il sottotitolo del museo, ed è la chiave per capirlo. Qui il protagonista non è il sisma. Sono le persone, il lavoro collettivo di anni, le difficoltà enormi che comunità di poche migliaia di abitanti hanno affrontato e superato. Da queste terre è uscita una ricostruzione che ha funzionato perché chi l'ha decisa e chi l'ha fatta, ci viveva.
Inaugurato nel 2009 per volontà dell'Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione, Tiere Motus ha sede a Palazzo Orgnani Martina, nella Venzone ricostruita pietra su pietra. A cinquant'anni dal terremoto, visitarlo significa vedere cosa può fare una comunità quando decide di non arrendersi.
Il museo è dedicato alle vittime, ai soccorritori, a chi fu solidale con il Friuli terremotato, a chi lo ricostruì.