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Saper ricominciare

foto: Elio e Stefano Ciol

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Sala F

Saper ricominciare

La seconda ondata di scosse ha raso al suolo 45 paesi, che vengono dichiarati disastrati, altri 40 sono gravemente danneggiati, mentre 52 risultano danneggiati, l’indomito spirito dei friulani è fiaccato. Si deve ancora una volta rincominciare.

I friulani non si arrendono, lo spirito di partecipazione, la volontà di esserci ha la meglio.

Anche se lontano dai luoghi del terremoto, la partecipazione popolare è massiva.

In poco più di sette mesi, superando un duro inverno, vengono realizzati 350 villaggi, in 91 comuni: le cosiddette “baracche”, case prefabbricate che vengono montate su piattaforme di cemento.

foto: Nino Michelotto

Ci sono anche prefabbricati che ospitano negozi, attività artigianali e agricole, servizi pubblici e privati. Seppur vivendo nelle baracche, i friulani sono lì: saranno lunghi anni, ma la ricostruzione è avviata.

La scadenza del 30 aprile 1977, fissata come data di rientro della popolazione nei propri paesi d’origine, viene rispettata.

I paesi terremotati sono tanti e piccoli, ma vincono la grande sfida prima dell’emergenza e poi della ricostruzione.

La vincono perché la popolazione riconosce la propria terra come luogo dove continuare a vivere; non importa se sotto le tende, nei luoghi dell’esodo o nelle baracche.

I paesi progettano il proprio futuro a misura della propria identità e per rimanere uniti.

Situazioni delle aree urbane dopo le rimozioni

I prefabbricati

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Il dibattito sulla ricostruzione